Uno dei miei Natali più belli e sentiti


Correva l'anno..non ricordo più.
Ricordo che avevo 22 anni, un marito ragazzino ed un bambino da accudire. E fino a qui avrei potuto trovarmi in una situazione di normalità. Ciò che normale non era...era il posto in cui ci stavamo trovando...Pattaya...Estremo Oriente...Asia...Tropici.

Era il nostro primo Natale in tre..il primo Natale di sette che avremmo trascorso lontani dall'Europa e da casa.
Pattaya stava diventando la nostra casa...l'oceano il nostro giardino...le scimmie e gli elefanti i nostri animali..la foresta di gomma il parco giochi del bimbo, le orchidee i fiori che abellivano tutto....la nostra casa un albergo.

C'era solo un albergo a Pattaya...e lo condividevamo tutti...mercenari che andavano a bombardare il vicino Vietnam al mattino coi temili B52 per tornare alla sera...ragazze dalla pelle ambrata che si vendevano a loro per un pò di cibo... bravi ragazzi di leva che erano capitati laggìù attirati da un sogno di avventura...turisti del mordi e fuggi ,forse, amatori del pericolo ...e poi noi.  

L'albergo apparteneva ad una signora svizzera...anche i forni per la cremazione thailandesi ( i buddisti si fanno cremare) appartenevano a lei ..   Jacqueline era una tipa simpatica in fondo...e per nulla avrebbe rinunciato ad un Natale tradizionale. Così fece venire dall'Europa...dalle Alpi un abete via aerea...e lo fece collocare ai bordi della piscina.

Con quel caldo povero abete..con quelle scimmie dispettose poveri i suoi rami...ma era pur sempre un abete e per noi farang (bianchi) la tradizione fu salva.
 Quel giorno, per noi, era un giorno di festa, una festa sognata e raccontata più a noi che ad un piccolo che poco ancora comprendeva.
Comprammo dei tessuti colorati e leggeri per farne dei festoni..dei dolci da appendere...degli oggettini colorati ...delle fettine di cocco bianco...e tutte queste preparazioni venivano svolti  da noi, vestiti solo con i nostri costumi da bagno...sandali ai piedi...e grandi risate giovani ed eclatanti.
Alla fine l'abete si trasformò in  un gran bell'albero di Natale ed una vera rarità per i passanti locali che mai avevano veduto un albero "abete"in quegli anni lontani.

Alla sera volli  una festa...una festa speciale per il mio bambino e altri bambini e sentirmi bambina tra di loro ..così organizzai un banchetto ai bordi della piscina e invitai tutti i piccoli ospiti ( ed erano già molti) del vicino orfanotrofio.
Avrebbero avuto cibo in abbondanza...gelato...riso a volontà e un tuffo in acqua dolce per la prima volta nella loro vita...  
Si...é stato un bellssimo Natale quello...e ricordandolo confesso, mi asciugo una lacrima.... Jacqueline divenne la regina della festa...ci aveva permesso di avere un albero venuto da lontano...ci aveva donato un angolo di casa lontana...e ai bimbi locali, alcuni dei quali vietnamiti...aveva permesso di sorridere davvero per una sera..di giocare..rincorrersi ed essere forse felici.     

   


 

Phuket 16 ottobre


Ho fatto colazione da Sabai Sabai dove vado a consumare quasi tutti I miei pasti. E' un locale semplice in una stradina attigua All'hotel condotta da un thai di poche parole che comprende tutto al volo.
Ormai non ordino più. "Sabai" mi vede arrivare, sposta la sedia al mio solito posto per farmi accomodare, e scompare per ricomparire subito con la colazione che desidero.

Alle otto sono in spiaggia per assistere al ritorno dei piccoli pescherecci divenuti ormai familiari.
La scena del loro rientro mi appassiona sempre.
A quest'ora c'é la bassa marea e le barche da pesca non possono avvicinarsi troppo alla riva, così sono gli acquirenti ad andare loro incontr.
Si tirano su, piegandoli e ripiegandoli, i larghi calzoni fino alla cavaglia. Manovra del tutto inutile giacché dopo pochi passi saranno bagnati dalla testa ai piedi.
E dalla mia posizione in riva al mare accucciata, alla maniera del loto, sulle ginocchia piegate, li osservo, da lontano, contrattare con i pescatori scegliendo il pescato posato sul piacito delle barche.
Questi primi clienti sono proprietari di ristoranti o incaricati delle cucine degli alberghi coloro, che scelgono, di solito. il pescato migliore. Contrattano, pagano, e si caricano sulle spalle enormi pesci ritornando verso riva...dove un 'altro uomo, rimasto ad attendere, prenderà in consegnae in consegna la preda per caricarla su un furgoncino..mentre loro si riavviano verso le barche.
Non alzano mai la voce e non litigano proprio mai tra di loro.
Spesso sono seguiti dalle donne però e il confabulare, allora, diventa confuso.
Il rituale, sempre uguale, sembra ben stabilito.
Vanno avanti per più di un'ora in questo modo...
poi, a coloro che avranno avuto la prima scelta seguono i compratori dei pesci più piccoli, sono proprietari dei carrettini spesso, quelli che friggono sulla strada...

Continuo ad osservarli incantata e nel frattempo un paio di cani si sono avvicinati a me. Scavano una buca muovendo le zampe anteriori con forza, alzando la sabbia in aria, e cercando la sabbia fresca in cui accucciarsi.

Alla fine del "mercato" i pescatori ripuliscono meticolosamente le loro imbarcazioni usando spazzole e contenitori che riempiono continuamente con acqua di mare per rischiaccare bene tutto.Ammucchiando su teloni il rimanente del pesce invenduto.Poi decidono di ritornare anche loro a riva, lasciando ancorate in distanza le imbarcazioni.
Camminano nell'acqua bassa dinoccolati e sorridenti portandosi dietro tutti insieme i teli gonfi piegati con per posarlo poi sulla sabbia ormai calda.
E questo è il momento che mi piace di più.
A riva delle donne aspettano con buste di plastica vuote tra le mani.
I teli si aprono e una moltitudine di pesci viene rovesciata sulla sabbia, alcuni ancora guizzanti, riflettono i loro colori d'argento offrendoli al cielo.
Le donne, senza accalcarsi o litigare e prendono solo ciò che è sufficiente al loro fabbisogno in modo che tutte possano averne una parte.
E' la razione per i poveri questa, non viene venduta...non viene pagata.
Il pescato che sarà cucinato e portato agli altari del Buddha in modo che anche lui si sfami e protegga la pesca del giorno successivo.

Le ultimissime rimanenze sono abbandonate sulla riva... e solo ora i cani lasciano lentamente le loro buche improvvisate e vanno a mangiare..
Straordinario davvero...cani randagi che mangiano pesce crudo sotto il sole dei tropici.






Phuket - 18 Ottobre

Piove anche questa mattina e tira un forte vento.
Pensavo che ottobre portasse la fine della stagione monsonica invece non deve essere così.
I locali ridono, vedendo noi turisti, fare lo slalom camminando tra le pozzanghere che sembrano piccoli laghi.
Sono andata ugualmente lungo la spiaggia trascinata da un ombrello piccolissimo. Il più piccolo che avessi potuto comperare pensando a delle pioggerelle sporadiche non certo a degli uragani che sono costretta ad affrontare giorno dopo giorno.

Ho poi chiuso quell'inutilità che mi portavo dietro.
Mi sono tirata su I jeans fino alle caviglie e ho sentito il cuore gonfiarsi sentendomi accettata come parte dell'immensità. L'oceano è splendido anche così!
L'erba cresce quasi fino in riva al mare verde e fitta e la spiaggia si presenta ristretta di molto in questa stagione. Una lunga strada divide il litorale dal lato occupato da grandi alberghi e negozi, chiusi la maggior parte della giornata mentre di sera, sul tardi, tutto si anima diventando luce e frenetica attività.

Le case dei locali si trovano per la maggior parte nell'interno dell'isola, dove sono più protette. Sono fatte per la maggior parte di legno teck ancora con grandi verande e spazi aperti, dato il clima qui non hanno granché bisogno di porte o finestre solo di riparo.

Non mi piace stare da sola, soffro per questo adesso.
Ho sempre viaggiato con la mia famiglia.
Volevo stare sola però, quando sono partita da Roma, leccarmi le ferite senza farmi vedere.
Adesso mi pesa, mi fa soffrire, il non poter condividere uno stato d'animo, un pensiero gioioso o melanconico. Tutto diventa pesante.
Penso proprio che quest'esperienza resterà unica e sola.
Non farò mai più un viaggio da sola.






Ultimo tramonto a Kata beach
4 Marzo 2003

Non è la solita storia...é la "mia" storia..la storia di una donna ormai, cresciuta nell'alba di una terra thailandese.
Arrivata una mattina nel vecchio Siam, all'alba di una mattina, vestita con un sari acquistato negli ultimi giorni di vacanza passati in India, mi stavo preparando ad iniziare la mia vita, quella formativa dove una fanciulla cresce ed impara a stare in piedi da sola e se ce la fa, anche a volare…
Con me un ragazzo appena, con un buon lavoro offertogli a Bangkok… un lavoro che nessuno voleva accettare, allora, in Italia rinunciando alla mamma, agli spaghetti e alle partite di pallone domenicali.
Con noi un bambino che appena appena si era alzato in piedi dal suo girovagare ovunque a "gattoni" sul pavimento.
Sapeva però dire mamma, papà e presto avrebbe imparato a pronunciare anche il suo nome: Lobin e a nulla sarebbero servite le nostre continue correzioni: "RRRobin" non "LLLobin"!
E tutti, durante la sua crescita continuarono a chiamarlo Lobin finché... ci adattammo anche noi.

La vita era facile per la nostra famigliola, il mondo nel quale eravamo approdati difficile invece...e ce ne accorgemmo subito.
Ma dove non sarebbe stato difficile?
Non mangiammo spaghetti per settimane, finché non venne inaugurato, "sotto casa", un ristorante italiano chiamato "La gritta".
Che Festa quella sera...tutto l'albergo (chiamato ormai casa) era li a mangiare quel nostro piatto nazionale e a festeggiare il cuoco - chef Renato , giunto dall'Italia apposta per rendere gli espatriati felici.
Li mangiammo con la forchetta, con il cucchiaio, con i bastoncini...in tutte le maniere nelle nostre diverse abitudini e nazionalità di appartenenza quella prima sera.

Poi arrivava Natale, in qualche modo, i miei genitori ci facevano recapitare dall’Italia lontana un "panettone" rigorosamente "Motta".

E il tempo passò...passò in un lampo, tra aerei presi ormai a decine per tutto il mondo.. l'aereo era la nostra nuova casa...sempre più grande e più lussuoso… ma pur sempre "aereo".
Infine, dopo tanti decolli, la terra ferma ed un ritorno alle "origini".. l'Italia... il bimbo ormai grande e l’avvicinarsi della sera di una vita vissuta intensamente per noi.

Ma quel tramonto indimenticabile.. l'ho voluto vedere con tutte le mie forze… … l'ho voluto vivere e respirare… ben sapendo che difficilmente né vedrò un altro uguale con lo stesso cuore in gola che attanaglia dentro... come l'ultimo dei respiri.







documenti fotografati e inediti
proprietà privata




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