PER TE




“Oh Cristo…Per la Madonna!...”
Ogni volta che ho un pensiero di ribellione violento incomincio così il dialogo con me stessa.
“...la madonna…” poi continuo il dialogo tra me e me!
“Era in vacanza con sua moglie, sposato da poco. Si trovavano Lontano Lontanissimo da condizionamenti famigliari, da obblighi sociali, da continue chiacchiere petulanti.
I soliti tentativi di convincimento a seguire altre strade. Strade ben lontane da quelle da lui scelte, sicuramente le uniche, le nostre, per continuare a vivere!
Si trovava dunque lontano da tutto ciò.Era il solo a decidere, a desiderare in un paese che solo poche persone possono visitare in condizioni così favorevoli. Pochissime persone in si giovane età!
E allora Cristo?!
Allora alzati su, presto al mattino. Prendi la tua compagna per mano ed esci, vai.
Vai a visitare le cattedrali, i parchi, i mercati. Mischiati alla gente locale, come hai sempre fatto, nei tuoi viaggi di bimbo, di adolescente, con noi per mano. Incuriosisciti come allora. Parla con le persone, domanda, cerca di sapere il più possibile, sfrutta il tempo a disposizione laggiù. Fai esperienza, immagazzina come un computer nuovo che ha sete di informazioni. Come un uomo che ha sete di emozioni!
Sussulta davanti ad un uccello sconosciuto, inoridisci ad una scena di povertà, di squallore, gioisci se vedi una piccola meraviglia.
Sorridi prendendo in braccio un bambino dalla pelle diversa dalla tua. Lui ti stà sorridendo, non vedi?
Non si accorge delle vostre diversità. Ti si concede fiducioso, così come si concede fiducioso alla vita...
Invece no.Invece no, Cristo!
Probabilmente avevi tutte queste istruzioni nella testa quando sei partito, tutti questi desideri racchiusi nel tuo petto.
Ma quanto sono durati?
Adesso te ne stavi a letto in una stanza d’albergo, come stavi a letto in camera tua per ore, per giorni da quando il tuo cervello ha iniziato a fare “Tilt”.
All’improvviso ti alzavi, cambiavi posto, cambiavi letto, cambiavi paese.
Poi ti riconcedevi alla vita vera, alla speranza, ala voglia di riprendere tutto in mano, con le nostre mani strette alle tue, sempre.
Stenderci sul letto con te, no. Mai!
E acceleravi il passo e più lo acceleravi e più noi si accennava ad un trotto, ad una corsa, ad un galoppo feroce per rincorrerti, per raggiungerti, per riprendere nelle nostre mani le tue mani...
Raramente ci siamo riusciti.
Il nostro galoppo non era abbastanza veloce e si cadeva sul terreno.
Si sbucciavano le nostre ginocchia, come succederebbe ad un handicappato se si mettesse a correre dietro ad un maratoneta.
Eppure cercavamo di rialzarci in fretta, di essere subito pronti ad una nuova lotta con te, se solo avessi deciso di allentare un poco il passo...
E tu a cambiare letto, cambiare paese, cambiare nazione.
Ovunque un letto. Ovunque te disteso dietro a delle serrande chiuse, asciando fuori il sole o la neve, la pioggia, il giorno o la notte.
E noi sempre qui. Sempre vicini al telefono. Vicini ad una porta ove non bussava nessuno. Dove ora non busserà più nessuno!

Sono anni che urlo, che mi incavolo contro una passata impotenza. Che non trovo pace.
Mi hai ficcato una trave dentro. Una trave che germoglia senza sosta, che riempie ogni arteria del mio corpo producendo foglie e frutti.
Frutti della rabbia, della impotenza, della disperazione, della ribellione.
E mentre il tronco si fa forte, si ricopre di corteccia aumenta il dolore color corteccia.
E allora tutto è veramente insopportabile, ed io desidero un fuoco distruttore per distruggere questo bosco insano e mischiare i miei resti con la terra, mischiarmi con la tua anima...
E con questo pensiero mi assopisco, solo per un poco, ed ho l’impressione di essere in balià di un demone, Un demone superiore che mi impedisce di trovare un assopimento nella serenità, nella accettazione. Un demone che mi impedisce di correre, di combattere ancora perché tu sei troppo lontano ormai!
Un altro emisfero, un’altra lunghezza d’onda, un altro pianeta?

A chi chiedere?
Adesso corro dietro alle domande: Perché?? Perché? Dove sei? E ancora Perché?

Intorno a me c’è solo silenzio. Nessuno risponde e...sono io adesso a distendermi su un letto e lasciare che questi che questi rami malefici germoglino in libertà , accettando che queste cortecce spandano dolore, fino alla distruzione finale.
Sento il tuo papà in lontananza suonare la chitarra Suona all’infinito “L’aria sulla quarta corda”. Te ne ricordi? La suonavano in chiesa al momento dell’elevazione, nel momento del tuo matrimonio...
Sorrido adesso rivivendo quel giorno felice, il tuo sorriso felice.
Mi riscaldo, ti stringo forte forte e mi addormento...


Valid HTML 4.01 Transitional