John Pasetti



Genova il 5 novembre 1917 - Roma 2 febbraio 1984






REPORTER

Prefazione


Ho passato la notte di San Silvestro a letto. Ho udito i "Botti di mezzanotte" e sono rimasto lì, fino al mattino a sognare ad occhi aperti, solo con i miei ricordi e i miei pensieri.

Accanto a me, il mio fedele amico, il mio "microfono" e la cassetta di registrazione. Sono i miei strumenti di lavoro, i miei compagni di viaggio, le sole cose che da vent'anni mi trascino dietro per il mondo.
Sono il mio archivio di voci e di suoni, il mio curiculum vitae di un intero passato vissuto in mezzo alla gente in situazioni a volte allegre, talvolta tristi, molte volte tragiche, troppo spesso paradossali.

Il mio microfono é qui, accanto a me, in questa mattina di capodanno, collegato a quel altoparlante che sa e può riprodurre quello che ha registrato, quello che ha sentito e visto..in altre parole una fotografia sonora di tutto il mio passato: le mie esperienze, illusioni, tristezze e perché no, di tanti momenti che valgono la pena essere raccontati...

Già perché noi giornalisti abbiamo una dannata voglia di raccontare...poi l'essere creduti o meno poco importa. Ma nel caso di noi radiocronisti é sempre verità perché siete stati voi ad aver pronunciate quelle frasi, celebri o banali. I veri interpreti delle mie storie siete voi...uomini dai nomi altosonanti, uomini pieni di boria e presunzione, uomini semplici e buoni, uomini cattivi o crudeli, uomini genili o criminalmente stupidi...

Noi giornalisti abbamo scelto questo mestieraccio, non perché non potremmo diventare quello che voi siete, facendo anche noi politica, teatro, musica, cimnema...dirigendo grandi industrie, governando o annientando popoli...tutto quello che voi siete lo potevamo diventare anche noi, ma, siamo pigri, solitari e preferiamo seguirvi, ascoltarvi, risentirvi e purtroppo troppo spesso facilmente dimenticarvi.

Ma dicevo...siamo dei solitari, e anche se viviamo insieme a voi con tutto il vostro rumore, le vostre grida, la vostra pomposità...alla sera, o piuttosto la notte, ritornando nelle nostre camere d'albergo sparse per il mondo, raramente a casa, spalanchiamo la finestra, respiriamo l'aria pura della notte e diciamo a noi stessi: "Finalmente soli".

Voi ci avete insegnato ad amare la nostra solitudine perché noi amiamo la semplicità, cosa che conoscono o comprendono pochissimi di voi...confessiamolo apertamente.

Buon Anno Amici.
A voi che siete vivi, buon lavoro...a voi che siete morti, buon riposo...a noi che siamo in vita e ancora vicini: "che Dio ce la mandi buona"

John Pasetti


Valid HTML 4.01 Transitional